mercoledì 23 gennaio 2013

Pisa : ricerca di Provincia e Uepe; le misure alternative riducono la recidiva del 75%




Il Tirreno, 16 dicembre 2010
La possibilità di partecipare ad attività di esecuzione penale esterna riduce fino al 15% - rispetto alla media del 60% - i casi di ricaduta nel reato da parte dei detenuti. È quanto emerge, a proposito della popolazione carceraria locale, da una ricerca svolta dell’Osservatorio delle politiche sociali della Provincia di Pisa, in collaborazione con l’Uepe, l’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna. I risultati di questa indagine sono appena stati raccolti in una pubblicazione (dal titolo: “Le misure alternative alla detenzione”), che per la prima volta si è soffermata in modo dettagliato sul sistema dell’esecuzione penale esterna a Pisa.

La ricerca, avviata nel 2008 e riguardante i soggetti seguiti negli anni dal 2005 al 2007, si è basata su una serie di interviste. L’obiettivo era duplice: da un lato analizzare il funzionamento del servizio fornito dall’Uepe; dall’altro cercare di cogliere il fenomeno della recidiva tra i detenuti che seguono un regime alternativo al carcere (ovvero, soprattutto, l’affidamento in prova al servizio sociale, la semilibertà oppure la detenzione domiciliare). Considerando i dati degli ultimi trent’anni, si può notare come, fino al 1985, la percentuale di recidivi si attestasse su valori compresi tra il 50 e il 55%.

Nel decennio 1986 - 1995, periodo nel quale vennero emanati due provvedimenti di indulto, tale percentuale diminuì sensibilmente e non superò il 47%. Negli ultimi dieci anni, invece, la percentuale è sensibilmente aumentata e si aggira intorno al 60%, mentre per i soggetti che sono stati in esecuzione penale esterna normalmente è del 15% - 20% inferiore, e nel caso di questa indagine ancora di più. “In un momento in cui il sovraffollamento delle carceri è ad un livello molto alto e le condizioni nelle quali sono costretti i detenuti è intollerabile per un Paese che vuol dirsi civile - commenta la vicepresidente della Provincia, Alessandra Petreri - questa indagine diventa uno strumento utile per riflettere su quali strumenti di supporto possono e devono essere rinforzati o creati, se inesistenti, per consentire all’Amministrazione Giudiziaria e Penitenziaria la più completa attuazione del complesso compito della rieducazione e reinserimento delle persone che hanno commesso reati”.

Gli utenti che hanno partecipato all’indagine sono per l’81% italiani. Dal punto di vista dello stato civile il 55,6% è coniugato oppure convivente; il 16,7% è separato o divorziato, il 22,2% è nubile, il 5,6% vedovo. Circa il 60% degli intervistati risiede in un comune dell’Area Pisana, il 20% circa in Valdera, l’11% nel Valdarno, il 9% circa nell’Alta Valdicecina.

Il 57,4% è formato da persone di età compresa tra i 30 ed i 50 anni, il 31,5% ha tra i 50 ed i 70 anni. I giovani con meno di 30 anni sono invece solo il 5,6%. La ricerca ha evidenziato una particolare difficoltà degli stranieri nell’accedere alle misure alternative a causa della scarsa conoscenza delle norme e delle modalità per l’ingresso (gli stranieri sono il 19% del totale). Chi ha potuto beneficiare del servizio esprime una valutazione positiva rispetto all’assistenza ricevuta. Alla domanda su che cosa secondo loro abbia funzionato meglio nel trattamento, gli utenti hanno risposto di aver ricevuto soprattutto sostegno e aiuto (prima posizione). Al secondo posto “aumento della motivazione al cambiamento”, al terzo “possibilità di reinserimento sociale”. Per il successo della misura alternativa un rilievo significativo è assunto dal ruolo della famiglia.
Ecco quando il giudice revoca i benefici
La decisione riguardo alla concessione o meno delle modalità alternative di esecuzione delle condanne spetta, per legge, ad un organo giurisdizionale: il tribunale di sorveglianza. Possono accedere a queste misure detenuti che devono scontare un residuo di pena nei limiti fissati dalle normative e che hanno evidenziato progressi nel processo di risocializzazione.

La legge prevede inoltre la possibilità di accedere alle modalità alternative direttamente dallo stato di libertà, quando il condannato che riceve l’ordine di esecuzione non è detenuto. Una casistica, quest’ultima, che risulta prevalente sul totale delle misure concesse (la più ampia delle quali è l’affidamento in prova al servizio sociale). Ma queste possibilità possono anche essere revocate di fronte a determinati comportamenti.

I dati sulle revoche continuano ad apparire confortanti. Ciò è confermato dal quasi assente tasso di revoca per commissione di nuovi reati nell’arco temporale della misura; e dal fatto che gli unici casi di revoca sono quelli in cui le motivazioni della revoca stessa sono ascrivibili a fattori comportamentali (ad esempio, il soggetto non rispetta le prescrizioni impostegli dalla magistratura) e non collegati a reati commessi durante la fruizione della misura. Semmai, può accadere che durante la fruizione di una misura alternativa sopraggiunga un nuovo titolo di esecuzione per un reato commesso in precedenza. In questo caso non si configura la recidiva, ma la pena aumenta a tal punto che non ci sono più i requisiti temporali previsti dalla legge (tre anni) per continuare a fruire della misura. Sul totale dei casi seguiti, l’andamento delle revoche va dall’8,56% del 2004 al 3,37% del 2007, fino al 4,43% dello scorso anno. Saranno i dati relativi al 2010 a confermare oppure no il leggero incremento delle revoche iniziato nel 2008, dopo il significativo decremento degli anni precedenti.

Pisa è al terzo posto in Toscana

Ma qual è il quadro dei reati nella provincia di Pisa? L’Istat ha da poco pubblicato i dati ufficiali relativi al 2008. Nel territorio pisano sono stati denunciati 20.849 delitti. Con un quoziente di criminalità di 5.082 reati ogni 100.000 abitanti, la provincia di Pisa occupa la terza posizione preceduta soltanto da Firenze (5.811) e Prato (5.355). La media regionale è di 4.884 delitti ogni 100.000 abitanti. La provincia di Pisa ha il livello più alto di furti insieme a Firenze: 3.053 ogni 100mila abitanti. I furti rappresentano la maggioranza (60,7%) dei reati denunciati. La sezione Sicurezza Urbana dell’Osservatorio per le politiche sociali della Provincia di Pisa realizza studi e ricerche su questo tema, sostenuti dalla Regione Toscana nell’ambito di uno specifico accordo. Nel 2010, oltre al completamento dell’indagine sulle cause di recidiva dei detenuti in misura alternativa (con relativa pubblicazione del volume dedicato), è stata avviata un’indagine dal titolo “L’integrazione dei cittadini stranieri e la loro percezione della sicurezza urbana in provincia di Pisa”.