L'ARCHIVIO DI OLTREILCARCERE

Dal 2007 al 2014 sono stati pubblicati più di 1300 documenti che hanno trattato argomenti riferiti al Servizio Sociale della Giustizia, agli Uffici per l'Esecuzione Penale Esterna, al Sistema dell'Esecuzione Penale Esterna attraverso solidarietaasmilano.blocspot.com

venerdì 25 luglio 2014

Lettera Assistenti Sociali sul potenziamento degli Uffici di Esecuzione Penale Esterna

Al Presidente Consiglio dei Ministri on. Matteo Renzi
Al Ministro della Giustizia
on. Andrea Orlando
Al Presidente della Commissione Giustizia del Senato della Repubblica
sen. Nitto Palma
Al Capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria
dott. Luigi Pagano
Alla Direzione Generale dell'Esecuzione Penale Esterna
dott. Eustachio Vincenzo Petralla
Alla Direzione Generale del personale e della formazione
dott. Riccardo Turrini Vita
e, p.c al Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Assistenti Sociali
all'Associazione Nazionale dei Magistrati
 
Oggetto: richiesta potenziamento degli Uffici di Esecuzione Penale Esterna “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.
Questa norma costituzionale, che ha ispirato l'ordinamento penitenziario del 1975 e molte delle modifiche legislative intervenute successivamente, è, a tutt'oggi, il cuore battente del mandato istituzionale e professionale degli assistenti sociali che lavorano negli Uffici di Esecuzione Penale Esterna.
La legge n° 67 del 28 aprile 2014 rappresenta per gli operatori penitenziari e per coloro che ancora credono nella funzione rieducativa della pena, un riconoscimento del lavoro fin qui svolto per promuovere e gestire le misure alternative alla detenzione. Al di là dei pronunciamenti della Corte Europea, che certamente hanno costituito un impulso non secondario per l'approvazione della legge, crediamo che la riforma del sistema penale italiano non poteva essere ulteriormente procrastinata. In attesa di un'opportuna ricodificazione e sistemazione in un testo unico delle misure alternative alla detenzione, riteniamo qui mettere in evidenza che quanto il legislatore ha inteso implementare con la nuova legge, se non adeguatamente sostenuto con strumenti e risorse strutturali, non avrà alcun effetto sul miglioramento del sistema giustizia.
Come in un bicchiere già pieno non si può versare altra acqua senza sapere che questa fuoriuscirà, così l'ampliamento del ricorso ai sistemi di probation giudiziaria non può non comportare la necessità di ridisegnare e potenziare i servizi che si occupano dell'esecuzione penale esterna. Non sarà vano a questo proposito citare la Raccomandazione n° (92) 16 del Comitato dei Ministri agli Stati Membri relativa alle Regole europee sulle sanzioni e misure alternativa alla detenzione:
“Il personale incaricato dell'esecuzione dovrà essere in numero sufficiente per assolvere effettivamente gli svariati compiti ad esso spettanti.[...] Norme e politiche dovranno essere definite, affinché il numero e la qualità del personale corrispondano alla quantità del lavoro” (regola 38).
Sappiamo che parlare di esecuzione penale esterna vuol dire non solo evitare rilevanti sanzioni, ma prendere atto dei tassi di recidiva ridotti di oltre un terzo rispetto all'esecuzione detentiva, né possiamo non citare il risparmio di spesa pubblica che le misure alternative realizzano rispetto alle spese di detenzione (il costo giornaliero per un detenuto supera i 100 euro, mentre le misure alternative comportano costi di gran lunga inferiori). Ciò premesso non si comprende come il nostro paese continui a destinare a questo settore solamente il 3% delle risorse complessive di personale assegnate alle strutture penitenziarie (carcere e UEPE), contro il 27% del Regno Unito e l'11% della Francia.
Senza il potenziamento di personale e l'attribuzione di risorse crediamo che la riforma non avrà le gambe per camminare. Si corre, inoltre, il rischio di vanificare quanto fin qui costruito nella direzione dell'individualizzazione del trattamento, che richiede tempi e mezzi adeguati: la predisposizione di programmi di messa alla prova e la loro conseguente attuazione è necessariamente legata alla possibilità che gli Uffici preposti siano messi nelle condizioni di svolgere il compito assegnato. Si tratta di un lavoro non standardizzato, volto alla conoscenza di narrazioni, relazioni e possibilità, che vanno esplorate attraverso una presenza capace di prossimità alla persona e al suo contesto, che vuole rivitalizzare il rapporto tra il reo e la sua comunità: è questo il
nostro contributo alla sicurezza della società civile.

Se davvero abbiamo considerato efficace questo lavoro (e la legge 67/2014 rappresenta la traduzione normativa di questa considerazione), allora occorre agire coerentemente e per dare attuazione a ciò è necessario dar seguito il prima possibile a quanto previsto solo in linea teorica dall'art. 7 della legge 67/2014. Sappiamo che l'adeguamento numerico e professionale degli UEPE è necessario. Gli organici erano già carenti nella misura del 34 % già prima dell'emanazione della legge. Come potranno rispondere gli UEPE se, come delineato dal Provveditore dell'Amministrazione Penitenziaria del Triveneto, verrà confermato il trend di aumento dell'80% dei soggetti ammessi ai sistemi di probation?

Oltre al potenziamento degli Uffici va poi rappresentata anche l'esigenza di un'adeguata formazione degli operatori per affrontare un ambito di intervento che presenta caratteristiche e specificità con cui l'esecuzione penale esterna degli adulti non si è mai confrontata.

Altra questione introdotta dalla legge 67/2014 che qui ci sta a cuore riprendere è l'istitutodella mediazione penale. Gli interventi di mediazione restituiscono, finalmente, alla vittima la possibilità di essere parte attiva nell'esecuzione penale, ma, anche questa volta, nelle disposizioni normative non si fa cenno a stanziamenti di risorse. Nella circolare attuativa del capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria si chiede all'UEPE di“coinvolgere gli Enti Locali nella realizzazione di specifici progetti”, ma se la mediazione è la nuova strada che si vuole percorrere allora c'è bisogno di uomini, mezzi e carburante.

Senza questa operazione che riconcilia dettato normativo con le risorse necessarie per attuarlo, il principio costituzionale della rieducazione del condannato resterebbe lettera morta. L'Europa continuerebbe a mettere la giustizia italiana sul banco degli imputati e tempi supplementari stabiliti dalla Corte Europea ci vedrebbero sconfitti.

Agli interlocutori politici chiediamo allora di adoperarsi per mettere in condizione gli UEPE di lavorare per un diritto penale minimo tanto invocato quanto bisognoso di concreti mezzi e risorse; chiediamo altresì di mettere in campo azioni e risorse idonee a rendere lamediazione una possibilità concreta e praticabile;

Ai vertici del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria chiediamo un progetto di formazione che consenta di acquisire conoscenze e strumenti per i nuovi ambiti di intervento, anche attraverso la costituzione di tavoli tecnici.
Solo così il principio costituzionale del fine rieducativo della pena potrà trovare negli UEPE un soggetto capace di operare in modo adeguato e competente per collaborare alla costruzione di un sistema di sicurezza sociale efficace e rispettoso dei diritti e della dignità umana.

Luglio 2014
Ufficio di Esecuzione Penale Esterna di Venezia, Treviso e Belluno:
Federica Fratini, Catia Bacchilega, Margherita Benazzato, Ines Bernacchia, Miriam Bonadio, Paola Bovo, Maria Calesso, Chiara Carraro, Isabella Coniglio, Laura Falagario, Orietta Gavagnin, Paola Mastrosimone, Valeria Menegazzi, Patrizia Menetto, Silvia Nicoletti, Pamela Palazzi, Pasqualina Rossetti, Giuseppa Russo, Carolina Scroccaro, Elena Tagliapietra, Michela Vincenzi, Andrea Visentin.
Ufficio di Esecuzione Penale Esterna di Verona
Sofia Fontana, Giovanna Marani, Patrizia Mulas
Ufficio di Esecuzione Penale Esterna di Padova e Rovigo
Daniela Bonanno, Silvia Quartararo, Simona Medea
Ufficio di Esecuzione Penale Esterna di Udine, Pordenone e Gorizia
Maria Rita Bonura, Laura Ursella, Manlio Rizzo
Ufficio di Esecuzione Penale Esterna di Trento
Salvatore Piromalli, Ivonne Tavagnutti, Milva Giramonti, Anna Di Giandomenico, Ines Allegrini, Laura Quinti.
Ufficio di Esecuzione Penale Esterna di Trieste
Raffaella Millo, Giovanna Correnti; Valentina Flegar; Valentina Imeroni, Fausta Favotti; Rita Bergamo; Silvana Di Mauro
Ufficio di Esecuzione Penale Esterna di Firenze
Daniela Brotini, Manuela Posarelli
Sede di servizio Pistoia e Prato
Laura Caglieri
Sede di servizio di Arezzo
Rossella Bondi
Ufficio di Esecuzione Penale Esterna di Siena e Grosseto
Sabrina Lombardi, Laura Diversi, Gloria Pieroni, Lucia Vespertino, Bruna Pisano,
Elisabetta De Angelis, Anna Gloria Corsi, Elisabetta Guitarrini, Carolina Mandola
Ufficio di Esecuzione Penale Esterna di Cagliari
Annarita Mameli, Maria Giovanna Peralta, Elisabetta Pisano
Ufficio di Esecuzione Penale Esterna di Milano
Bochicchio Giovanni, Bordoli Raffaella, Bannò Laura, Fattizzo Floriano, Di Stefano Daniela, Denaro Silvana, Mascheroni Massimiliano, Vicari Renata, Naftali Anna, De Marzo Alessandra, Maneschi Alessandra, Neri Lorella, Gerbino Vanessa, Monaco Rosaria, Infranca Claudia, Gianguzzo Antonella, La Parola Simona, Senatore Isabella, Netti Angela, Corradin Roberta, Pace Mariangela, Piccigallo Maria, Galota Ada, Esposito Assunta, Sibaoud Marina, D'Amelio Massimo, L'Erario Tiziana, Mezzanzanica Maria Grazia, Galletti Lidia, Cospito Claudia, Martini Agostina, Ortolani Marina, Zenaro Gastone, Ambrosoni Giovanni, Di Giovanni Tiziana
Provveditorato Amministrazione Penitenziaria Milano
Muschitiello Anna, Adima Salaris
Ufficio di Esecuzione Penale Esterna di Siracusa
Eleonora Aprile, Rita Gentile, Angela Mattina, Mariarita Motta
Ufficio di Esecuzione Penale Esterna di Genova
Maria Neri, Grazia Ardagna, Rebecca Mantelli, Maria Aiello
Sede di servizio Imperia
Valeria Colombera, Patrizia Trecci
Ufficio di Esecuzione Penale Esterna di Lecce
Anna Maria Donno, Rita Mangia
Ufficio di Esecuzione Penale Esterna di Sondrio e Varese:
Rosanna Mazzara, Paola Cassetti, Angela Colombo, Giuseppina Vitale, Stefania Papa, Luigi Tagliabue, Morena Colzani, Anna Savio, Antonella Tiso, Maria Concetta De Masi
Ufficio di Esecuzione Penale Esterna di Bologna
Noemi Passaro, Stefania Grassi, Susanna Carboni, Rosa Iommazzo, Adriana Coppolino, Caterina Benvegna, Giovanna La Greca, Milvia Stefani, Vincenzo Peluso, Tania Lupis, Sonia Scali, Liliana Rispoli, Santa Latella, Maria Maiorano, Antonia Farris, Antonio Amato, Maria Grazia Lozzan Pon, Manola Lupi Esposti, Giuseppina Miglio.
Sede di servizio di Forlì
Grazia Lombardi, Silvana Sciotto, Roberta Stefanelli, Claudia Metri, Anna Giangaspero, Tiziana Sturlese.


martedì 15 luglio 2014

Uepe (Pavia), riconfermato stato di agitazione personale

LUGLIO 2014 

WWW.RASSEGNA.IT
Riconfermato all’Ufficio per l’esecuzione penale esterna (Uepe) di Pavia lo stato di agitazione del personale. Le richieste avanzate da oltre un anno dalla Funzione pubblica Cgil per far fronte alla grave carenza di organico, soprattutto per quanto riguarda il servizio sociale, non hanno sortito ancora effetti per cui, come racconta il segretario Fabio Catalano Puma, continua la mobilitazione iniziata il 25 giugno dello scorso anno. Al provveditore regionale e ai vertici dell’amministrazione penitenziaria è stata indirizzata una nota – firmata anche dalla coordinatrice regionale Fp Cgil Lombardia Barbara Campagna e dalla Rsu – in cui si chiedono interventi urgenti all’ufficio di esecuzione penale esterna pavese. “A oggi vengono seguiti 876 casi, 80 in più rispetto al 2013 per via dell’aumento delle misure alternative previsto dalle nuove norme e per via della messa alla prova che è stata ora estesa, oltre ai minori, anche agli adulti” dice Catalano Puma, spiegando che per i 7 funzionari ai servizi sociali (quando in pianta organica ne sono previsti 21), tutte donne, questo significa dover gestire una media di 150 casi a testa.
http://www.funzionepubblica.lombardia.it/files/content/4932/534b2f486347957db5491684d1c295b5c85bcf3b.pdf

GRAVI DIFFICOLTA' PER L'UFFICIO ESECUZIONI PENALI ESTERNE. DI UDINE - LA DENUNCIA DEI SINDACATI


Telepordenone
15 luglio 2014
Situazione di "grave disagio lavorativo" per l'Ufficio esecuzioni penali esterne (Uepe) di Udine-Pordenone e Gorizia. La denuncia arriva dalle categorie della Funzione Pubblica di Cgil e Cisl che hanno convocato una conferenza stampa sulla "cronica riduzione degli organici, determinata dal mancato turn over". La conseguenza - secondo Claudio Alpini (Fp Cgil di Udine) e Salvo Montalbano (Cisl Fp del Friuli Venezia Giulia) - è "il raggiungimento di carichi di lavoro inaccettabili, che compromettono sia l'organizzazione del lavoro, sia la tutela psicofisica dei lavoratori, disattendendo alle più elementari norme sulla sicurezza nei posti di lavoro". Dal 2013 - si legge in una nota congiunta di Cgil e Cisl - la nuova geografia giudiziaria, che ha comportato la soppressione del Tribunale di Portogruaro e il passaggio delle competenze a quello di Pordenone, ha allargato il bacino territoriale di Udine, che ora si estende a parte della provincia di Venezia (11 Comuni) con un ulteriore carico per Udine di 77 procedimenti.

Uepe Padova : assistenti sociali in stato di agitazione

  

il mattino di Padova- 13.7.2014

Svuotacarceri Scatta la rivolta


Il decreto svuotacarceri mette in crisi tutto l’apparato amministrativo che si occupa delle misure alternative alla detenzione. Il motivo? Non ci sono assistenti sociali a sufficienza per seguire i...

Il decreto svuotacarceri mette in crisi tutto l’apparato amministrativo che si occupa delle misure alternative alla detenzione. Il motivo? Non ci sono assistenti sociali a sufficienza per seguire i detenuti che potrebbero scontare una forma diversa di sanzione rispetto al carcere, come la messa in prova che prevede misure alternative e l’estinzione del reato se l’esito del procedimento è positivo. La conseguenza? Ha dichiarato lo stato di agitazione il personale dell’Ufficio esecuzione penale esterna (Ufficio Uepe) di Padova e di Rovigo, formato da 8 funzionari di servizio sociale (di cui 2 capo-area e un dirigente in missione) chiamati a occuparsi di mille detenuti distribuiti fra le strutture penitenziarie delle due province. Il personale è ridotto all’osso dopo continui tagli e pensionamenti mai sostituiti con forze nuove. Eppure il carico di lavoro si è moltiplicato con la legge numero 67 del 28 aprile che contiene “Disposizioni urgenti in materia di esecuzione della pena” (nota, appunto, come decreto svuotacarceri). «È un provvedimento che va nella giusta direzione di cambiare le politiche in materia penale e penitenziaria grazie all’introduzione della “sospensione del procedimento con messa alla prova per gli adulti”, che comporta l'affidamento dell'imputato al servizio sociale» avverte la Cgil Funzione pubblica in una nota. Tuttavia «la stessa disposizione della messa alla prova sostiene che si tratta di una novità che potrà incidere sull'attività operativa degli Uepe incaricati di predisporre i procedimenti di indagine e i programmi di trattamento dei soggetti messi alla prova». E allora «questa scelta di politica penitenziaria doveva accompagnarsi a un aumento di personale. È avvenuto esattamente il contrario, è cioè continuata la politica dei tagli delle risorse e delle riduzioni di personale. La situazione è intollerabile» avverte Roberta Pistorello della segreteria della Funzione Pubblica della Cgil di Padova, «Per questo la Cgil Funzione Pubblica ha dichiarato lo stato di agitazione di tutto il personale dell'Uepe accogliendo le richieste dei lavoratori e le loro preoccupazioni. Abbiamo inviato anche una lettera al Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, e alle altre istituzioni coinvolte, dove spieghiamo il rischio che si corre se la situazione non cambierà in tempi rapidi». Il rischio è il collasso operativo degli uffici Uepe. (cri.gen

venerdì 11 luglio 2014

Mobilitazione Uepe di Udine

 Il messaggero veneto       

Esecuzioni penali: ridotto il personale ma i carichi di lavoro aumentano

Carichi di lavoro inaccettabili e organici ridotti all’osso. La protesta arriva dai lavoratori dell’Ufficio esecuzioni penali esterne (Uepe) per Udine, Pordenone e Gorizia. Si tratta di una struttura...
 
 
Carichi di lavoro inaccettabili e organici ridotti all’osso. La protesta arriva dai lavoratori dell’Ufficio esecuzioni penali esterne (Uepe) per Udine, Pordenone e Gorizia. Si tratta di una struttura periferica del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria che si occupa del “trattamento socio-educativo” delle persone sottoposte a misure restrittive, con il compito di favorire il reinserimento sociale di chi ha subito una condanna definitiva, svolgendo inchieste per l’applicazione o la revoca delle misure di sicurezza, le indagini socio-familiari per le misure alternative alla detenzione. Propone anche il programma di trattamento da applicare ai condannati per l’affidamento in prova e la detenzione domiciliare. Il mancato turn-over del personale ha fatto salire i carichi di lavoro a livelli inaccettabili sia nell’organizzazione del lavoro che della tutela psicofisica dei lavoratori e ciò, segnalano, disattende le regole sancite dalla normativa sulla sicurezza sui posti di lavoro. L’attività dell’Uepe di Udine è salita da 2.630 casi in carico” nell’anno 2013, a 1.818 nei soli primi 5 mesi del 2014.
Dal 2013 la nuova geografia giudiziaria, che ha comportato la soppressione del Tribunale di Portogruaro e il passaggio delle competenze a quello di Pordenone, ha allargato il bacino territoriale di Udine, che ora si estende 11 comuni della provincia di Venezia con un ulteriore carico per Udine di 77 procedimenti.
La legge 67/2014, che ha introdotto l’applicazione della “messa alla prova”, ha dato il colpo di grazia all’Ufficio di Udine che, stante la carenza di organico, non è più in grado fronteggiare la mole di lavoro.
L’Uepe di Udine, oggi, conta su 9 assistenti sociali, di cui solo 4 effettivi a tempo pieno e 2 a tempo parziale
Cisl e Cigil fp sono scesi in campo a difesa di questi lavoratori e ora denunciano «la gravissima situazione nella quale l’Uepe di Udine è costretto ad operare, svilendo le importanti funzioni istituzionali previste e riducendo la qualità degli interventi professionali, a volte ridotti ad azioni quasi formali, sicuramente di scarso impatto in relazione ad un mandato istituzionale e governativo che ha a che vedere – sostengono – col recupero delle persone, con la sicurezza sociale e l’azione ripartiva (altamente innovativa) delle vittime dei reati e, in loro assenza, della collettività». (a.c.)